30.12.08

Lo spot natalizio di Dionigi Tettamanzi




Ricevo e molto volentieri pubblico, condividendo totalmente quanto riportato.



Il Card. Dionigi Tettamanzi ha annunciato che provvederà a creare un fondo di un milione di euro per aiutare i lavoratori cassintegrati vittime della crisi economica.

Molti, anche a sinistra, trovano questa iniziativa lodevole. Si vedano e.g. gli articoli di Ragozzino e Braga a p. 4 de “il manifesto” del 27 Dicembre 2008.

Noi del Circolo UAAR di Bergamo troviamo invece che si tratti di un'operazione ideologica, non solo per l'esiguità della cifra coinvolta, ma anche perché volta a rinfrancare la popolarità di un'istituzione, la Chiesa cattolica ambrosiana, che è da tempo collusa con poteri economici e lobbistici (CL, CdO) responsabili, almeno in parte, della crisi economica presente.

Il Cardinale si scaglia contro la “finanza divenuta virtuale”, ma da quale pulpito viene la predica?

Si rivolga il prelato ai suoi amici imprenditori e banchieri, sostenitori dell'iperliberismo finanziario della Scuola di Chicago, che ha portato l'economia globale al collasso, e del dissolvimento dello stato sociale pubblico.
Se ci saranno migliaia di cassintegrati, è perché i salari sono stati compressi dal 1985 a oggi; ora le possibilità di spesa delle famiglie, dopo anni di indebitamento, sono minime e il crollo della domanda aggregata porta le imprese alla CIG o alla chiusura.

Se il Cardinale vuole schierarsi contro questo stato di cose, rompa con la cricca dei finanzieri cattolici lombardi e li faccia oggetto privilegiato delle sue reprimende morali.

Inoltre il denaro drenato dalle casse degli enti pubblici a vantaggio della Chiesa romana ammonta a una decina di miliardi di euro annui fra esenzione ICI, otto per mille della IRPEF e stipendi degli insegnanti di religione. Che cosa potrebbe fare lo Stato con tutti quei soldi? Di certo ben di più di quanto possa fare il milione dell'Arcivescovo meneghino.

Non sarebbe il caso che la Chiesa cattolica si finanziasse solo con le libere donazioni dei fedeli e non con denaro pubblico? Oggi è infatti leso uno dei principi cardine della liberal-democrazia, cioè che lo Stato non deve finanziare associazioni fra privati.

Con questa operazione la Chiesa cattolica si mostra inoltre quale incarnazione del bene e unica depositaria della solidarietà e dell'amore, quando in realtà è un organismo che parassitizza le finanze statali e lotta contro la creazione di un forte sistema di garanzie pubbliche, come quello esistente nei paesi del nord Europa.

La Chiesa privilegia la carità rispetto all'universalismo dei diritti, preferisce agire solo di fronte alle emergenze sociali, senza prevedere mai soluzioni stabili e durature per i problemi derivanti dalla sperequazione della ricchezza, che in Italia cresce senza posa.

I politici italiani assecondano questo stato di cose: sanno che la Chiesa ci metterà sempre una pezza, dunque non spendono soldi nel welfare state; così facendo possono tenere basso il regime fiscale per i loro amici finanzieri (normalmente il 12,5%), nonché consentire de facto un livello abnorme di elusione ed evasione fiscale.

Inoltre la Chiesa, con queste elargizioni improvvisate, si guadagna una forte popolarità, apparendo come l'unica istituzione che si preoccupa del benessere delle persone.

Se in Italia lo Stato è così impopolare, non è solo perché è inefficiente, ma anche perché si è rifiutato di operare politiche sociali incisive, che gli avrebbero permesso di costruirsi un consenso di massa.
Invece la Chiesa ha sempre voluto per sé il “monopolio della bontà”, che gli consente, con costi molto modesti rispetto al favoloso ammontare delle sue ricchezze (tre miliardi di euro il valore dei beni immobili della sola diocesi di Bergamo - EcoBG 13.05.07), di avere la simpatia di milioni di italiani, specialmente dei più poveri e dei più disperati. Attraverso questa simpatia può poi procedere con maggiore facilità alle sue operazioni di indottrinamento e di controllo sulle coscienze.

Si noti infine che l'erogazione dei fondi sarà subordinata ad assenso da parte delle ACLI o della Caritas, per cui le coppie non sposate o i migranti islamici saranno con ogni probabilità negativamente discriminati.

Invitiamo a diffidare della carità pelosa della Chiesa cattolica, blando anestetico che, dietro la parvenza di un aiuto immediato, consente il perpetuarsi della compressione dei salari e della riduzione del potere d'acquisto dei lavoratori dipendenti e precari.

Ogni qual volta la Chiesa decide di spendere un euro in modo socialmente utile, occorre ricordare che sta semplicemente restituendo il maltolto.

Il Circolo UAAR di Bergamo

1 commento:

pierprandi ha detto...

verissimo, sta solo restituendo 8 per mille ai cittadini, di suo non ci mette niente... Come al solito.. Un saluto hasta siempre