13.3.09

Nascere e vivere senza identità

Bimbi migranti

Il decreto legge sulla sicurezza prevede una norma, passata quasi inosservata, che impedisce la registrazione alla nascita dei figli di migranti cosiddetti irregolari, perché non in possesso di documenti d'identità.
Le conseguenze di questa direttiva potrebbero essere davvero pericolose.

Dopo la proposta inserita dalla Lega nel pacchetto sicurezza che voleva obbligare i medici a denunciare i migranti senza documenti che si rivolgono alle strutture sanitarie, si scopre un'altra norma pensata e voluta per decretare di fatto l'esclusione sociale e l'assenza totale di diritti per tutti coloro i quali nasceranno in Italia da genitori senza regolare permesso di soggiorno. Lo si diceva già altrove: nel nostro paese ha più diritti e tutele una cellula, un feto italiano che un uomo o una donna migrante. Addirittura qui si vanno a ledere i diritti di un minore, ma non solo, di un essere umano che non fa nemmeno in tempo a nascere che già è rifiutato ed escluso da questo mondo.
Il bambino o la bambina nati da genitori irregolari non potranno essere registrati all'anagrafe. Questo significa che molte donne non partoriranno più in ospedale per evitare il rischio che i figli vengano loro immediatamente sottratti. Con tutti i pericoli evidenti che comporta un parto in solitudine, senza la possibilità di accedere all'assistenza medica. Inoltre i neonati verranno al mondo con un handicap gravissimo: essere senza documenti, quindi senza alcuna identità. Questo vorrà dire vivere un'esistenza da invisibili fin dai primi anni d'età, non poter andare a scuola, non avere alcuna possibilità di costruirsi un futuro dignitoso. Il destino di questi bambini e di queste bambine sarà segnato fin dalla nascita, senza alcuna possibilità di riscatto o di miglioramento delle proprie condizioni di vita.
Nascere e vivere senza documenti significa di fatto non esistere, non essere di questo mondo.

Questo governo vorrebbe togliere ogni diritto a chi arriva da migrante nel nostro paese. Limitare l'accesso alla sanità, il diritto alla scuola, al mondo del lavoro, alle case, agli esercizi commerciali...si può pensare di escluderli da tutto, di rendergli la vita sempre più difficile, di fargliela pagare in tutti i modi, ma come si può pensare di escluderli dal mondo e renderli completamente invisibili alla nostra società? Di far finta che non esistano proprio, che non nascano, che non muoiano, che non si riproducano...Non sono ultracorpi, extraterrestri o peggio delle bestie. Sono uomini e donne, con un nome, un cognome, una storia, una cultura.
Ai paladini della vita a tutti i costi che fanno parte di questo governo e che si battono contro l'aborto, per la tutela del feto, in difesa della maternità, che vorrebbero addirittura resuscitare i morti, poniamo una semplice domanda: cosa c'è di più razzista, escludente e punitivo di rifiutare per nascita ad un essere umano un'identità e una vita propria?

Qui di seguito uno stralcio dell'appello che l'Asgi rivolgerà alle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera, alla Commissione Infanzia e ai capigruppo affinché respingano questa particolare disposizione del disegno di legge.

L'art. 45, comma 1, lett. f) del disegno di legge "Disposizioni in materia di sicurezza", approvato dal Senato e attualmente all'esame della Camera (C. 2180), introduce l'obbligo per il cittadino straniero di esibire il permesso di soggiorno in sede di richiesta di provvedimenti riguardanti gli atti di stato civile, tra i quali sono inclusi anche gli atti di nascita. L'ufficiale dello stato civile non potrà dunque ricevere la dichiarazione di nascita né di riconoscimento del figlio naturale da parte di genitori stranieri privi di permesso di soggiorno.
La norma che impedisce la registrazione della nascita si configura come una misura che oggettivamente scoraggia una protezione del minore e della maternità. Una simile norma appare dunque incostituzionale sotto diversi profili. In primo luogo comporta una palese violazione del dovere per la Repubblica di proteggere la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo (art. 31, comma 2 Cost.) e sfavorisce il diritto-dovere costituzionale dei genitori di mantenere i figli (art. 30, comma 1 Cost.). In secondo luogo viola il divieto costituzionale di privare della capacità giuridica e del nome una persona per motivi politici (art. 22 Cost.) ed è noto che la dottrina si riferisce alle privazioni per qualsiasi motivo di interesse politico dello Stato.
La norma è altresì incostituzionale per violazione del limite previsto dall'art. 117, comma 1 Cost. che impone alla legge di rispettare gli obblighi internazionali. Essa si pone infatti in palese contrasto con la Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva con legge 27 maggio 1991, n. 176 che agli articoli 7 e 8 riconosce a ogni minore, senza alcuna discriminazione (dunque indipendentemente dalla nazionalità e dalla regolarità del soggiorno del genitore), il diritto di essere "registrato immediatamente al momento della sua nascita", il diritto "ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi", nonché il diritto "a preservare la propria identità, ivi compresa la sua nazionalità, il suo nome e le sue relazioni famigliari". La disposizione in oggetto violerebbe inoltre l'art. 24, comma 2 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, firmato a New York il 16 dicembre 1966, ratificato e reso esecutivo con legge 25 ottobre 1977, n. 881, che espressamente prevede che ogni bambino deve essere registrato immediatamente dopo la nascita ed avere un nome.
Le conseguenze di tale modifica normativa sui bambini che nascono in Italia da genitori irregolari sarebbero gravissime.
I minori che non saranno registrati alla nascita, infatti, resteranno privi di qualsiasi documento e totalmente sconosciuti alle istituzioni: bambini invisibili, senza identità, e dunque esposti a ogni violazione di quei diritti fondamentali che ai sensi della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza devono essere riconosciuti a ogni minore. Ad esempio, in mancanza di un documento da cui risulti il rapporto di filiazione, molti di questi bambini non potranno acquisire la cittadinanza dei genitori e diventeranno dunque apolidi di fatto. Per tutta la vita incontreranno ostacoli nel rapportarsi con qualsiasi istituzione, inclusa la scuola. Proprio a causa della loro invisibilità, saranno assai più facilmente vittime di abusi, di sfruttamento e della tratta di esseri umani.
In secondo luogo, vi è il forte rischio che i bambini nati in ospedale non vengano consegnati ai genitori privi di permesso di soggiorno, essendo a quest'ultimi impedito il riconoscimento del figlio, e che in tali casi venga aperto un procedimento per la dichiarazione dello stato d'abbandono. Questi bambini, dunque, potranno essere separati dai loro genitori, in violazione del diritto fondamentale di ogni minore a crescere nella propria famiglia (ad eccezione dei casi in cui ciò sia contrario all'interesse del minore), sancito dalla Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e dalla legislazione italiana.
E' probabile, infine, che molte donne prive di permesso di soggiorno, temendo che il figlio venga loro tolto, decidano di non partorire in ospedale. Anche in considerazione delle condizioni estremamente precarie in cui vivono molti migranti, sono evidenti gli elevatissimi rischi che questo comporterebbe per la salute sia del bambino che della madre, con un conseguente aumento delle morti di parto e delle morti alla nascita.

Fonte: Infoaut

PURE I BAMBINI....

SENZA UN MINIMO DI RITEGNO, SENZA VERGOGNA, SENZA UN BRICIOLO DI DIGNITA'.

GUARDATEVI ALLO SPECCHIO E SPUTATEVI IN FACCIA!!!

2 commenti:

pierprandi ha detto...

cazzo Aride ma in che merda di paese viviamo.?? Vanno fermati vecchio mio...Vanno fermati... A presto

Aride ha detto...

@pierprandi: vanno fermati, lo so, dobbiamo fermarli ora... Un saluto.