8.6.08

George dabliu e l'Iraq





Un articolo del quotidiano inglese The Indipendent, ripreso da RaiNews 24, svela i piani segreti dell'amministrazione Bush (ancora in carica) che prevedono il permenere di una forte presenza militare nella Mezzaluna Fertile; un piano che mette pesantemente i bastoni tra le ruote a qualunque ipotesi democratica (per ora soltanto annuciata) di ritiro dal paese mediorientale.




Più soldati
Il Pentagono ha rivisto al rialzo, aumentandole di circa 2.000 unità, le stime sul numero delle truppe americane che resteranno presenti in Iraq dopo che sarà completato a luglio il rientro di parte dei rinforzi inviati nel paese lo scorso anno. Il ministero della Difesa americano, come ha spiegato il generale John Campbell, direttore delle operazioni agli Stati maggiori, ritiene adesso che a fine luglio ci saranno ancora 142.000 militari americani in Iraq, rispetto agli attuali 151.000. Finora il Pentagono parlava di circa 140.000 uomini presenti quando sarà completata la fase attuale di rientro.

Presenza massiccia
Il quotidiano britannico The Independent rivela oggi che un piano segreto sarebbe stato negoziato a Baghdad per perpetuare l'occupazione militare americana dell'Iraq, indipendentemente dall'esito delle elezioni presidenziali Usa di novembre. In Iraq, "i termini dell'accordo potrebbero avere conseguenze esplosive sulla situazione politica".
L'accordo, in base al quale gli Usa potrebbero mantenere 50 basi militari permanenti, condurre operazioni militari nel paese, arrestare iracheni e godere dell'immunità rispetto alla legge locale, "destabilizzerebbe la posizione dell'Iraq nel Medio oriente e porrebbe le basi per un conflitto infinito all'interno del paese", secondo l'opinione di esponenti di spicco della classe politica irachena.

Riflessi sulla corsa alla Casa Bianca
Ma l'accordo potrebbe provocare una crisi anche negli Usa, scrive sempre l'Independent: il presidente americano George W. Bush vorrebbe infatti riuscire a siglarlo entro la fine del prossimo mese, così da poter proclamare la vittoria definitiva e coronare l'invasione del 2003. Questo darebbe un notevole slancio al candidato repubblicano John McCain, che in campagna ha annunciato piu' volte la vittoria in Iraq e minerebbe le intenzioni dell'avversario democratico Barack Obama di avviare il ritiro delle truppe dal paese.

Governo debole a Baghdad
Il primo ministro Nouri Al Maliki sembrerebbe essere contrario ai termini dell'accordo, ma ha poche possibilità di manovra, poiché, senza il sostegno americano, sarebbe immediatamente spodestato. L'unico uomo con l'autorità necessaria per bloccare l'accordo è il leader spirituale della maggioranza sciita, l'ayatollah Ali al Sistani, che però deve tenere conto dell'eventuale drastica perdita di influenza della sua comunità nel caso in cui il sostegno americano venisse a mancare.

Fonte: Infoaut

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