24.3.09

Non dimentichiamo

Antifascismo3

il 24 marzo del 1944 i nazifascisti uccisero a Roma 335 persone come rappresaglia per l’attentato di via Rasella, quella che segue è la cronaca sintetica di quella strage nonché l’elenco delle vittime.

Il mattino successivo all’azione dei Gap a via Rasella, alle nove Kappler incontrò il Commissario Alianello pregandolo di chiedere, con la massima urgenza, al vice capo Cerruti se la polizia italiana fosse in grado di fornirgli cinquanta persone. Cerruti poco dopo gli comunicò che avrebbe mandato da lui il Questore Caruso affinché prendesse accordi in merito alla consegna dei cinquanta uomini. Alle 9,45 Caruso si presentò da Kappler. Questi gli spiegò che per completare la lista di persone da fucilare in rappresaglia all’attentato di Via Rasella, aveva bisogno di cinquanta persone arrestate e a disposizione della polizia italiana dopo di che gli indicò anche i criteri in base ai quali era già stata compilata una lista di 270 persone. A conclusione del colloquio si stabilì che il Questore Caruso avrebbe fatto pervenire l’elenco per le 13. Nella lista già compilata da Kappler con l’aiuto dei suoi collaboratori erano stati inclusi numerosi detenuti per reati comuni oltre che ebrei arrestati per motivi razziali; fra gli altri vi si trovavano anche una persona assolta dal Tribunale Militare tedesco e due ragazzi di soli 15 anni. Alle 12 circa Kappler si recò nell’ufficio del Gen. Maeltzer che lo informò di come che l’ordine della rappresaglia provenisse direttamente da Hitler. Kappler consegnò dunque al generale la lista di 270 persone e lo informò degli accordi presi col Questore Caruso. Complessivamente, quindi, si raggiungeva il numero di 320 persone, pari al decuplo dei militari tedeschi che fino a quel momento erano deceduti.

La rappresaglia

Il generale Maeltzer si rivolse quindi al maggiore Dobrik, del battaglione “Bozen”, dicendogli che spettava a lui eseguire la rappresaglia con gli uomini che aveva a sua disposizione. Questi però espose tutta una serie di difficoltà con l’evidente scopo di sottrarsi all’ordine. Stante le difficoltà poste da Dobrik, il Gen Maeltzer telefonò allora al Comando della 14ma armata e parlò con il Col. Hanser, al quale chiese che venisse comandato un reparto di quell’armata per l’esecuzione. Anche Hanser si sottrasse al compito rispondendo testualmente. “La polizia è stata colpita, la polizia deve far espiare” al che il Gen Maeltzer diede l’ordine a Kappler di provvedere egli stesso all’esecuzione. Kappler, a sua volta, incaricò il Cap. Schutz di dirigere l’esecuzione dandogli disposizioni particolari in merito alla modalità dell’esecuzione medesima. «Dissi poi a Schutz che per la ristrettezza del tempo, si sarebbe dovuto sparare un sol colpo al cervelletto di ogni vittima e a distanza ravvicinata per rendere sicuro questo colpo, ma senza toccare la nuca con la bocca dell’arma». Inoltre incaricò il Cap. Kochler di trovare immediata­mente, in qualche località vicina adatta per l’esecuzione, una cava «in modo che la stessa potesse essere trasformata in camera sepolcrale, chiudendone gli ingressi». Successivamente, in tarda mattinata Kappler apprese della morte di un trentatreesimo soldato tedesco fra quelli rimasti feriti in seguito all’attentato, e saputo che quel giorno erano stati arrestati dieci ebrei, diede l’ordine di includere anche loro nella lista di quelli che dovevano essere fucilati. Nel frattempo il Cap. Kochler individuò la cava per l’esecuzione e riferì a Kappler che «l’ufficiale del genio, che aveva visto il luogo, riteneva tecnicamente semplice chiudere l’imboccatura della cava stessa» Le vittime, legate e con le mani dietro la schiena, vennero trasportate sul luogo prescelto senza che nessuno avesse detto loro quale sorte le attendeva.

L’esecuzione

Quindi iniziò l’esecuzione: cinque militari tedeschi prendevano in consegna cinque vittime, le facevano entrare nella cava, che era debolmente illuminata da torce tenute da altri militari posti ad una certa distanza l’uno dall’altro, e le accompagnavano fino in fondo, facendole svoltare in altra cava che si apriva orizzontalmente; qui costringevano le vittime ad inginocchiarsi e, quindi, ciascuno di essi sparava contro la vittima che aveva in consegna. Kappler partecipò direttamente alla seconda esecuzione «Vicino l’autocarro presi in consegna una vittima, il cui nome veniva cancellato da Priebke su di un elenco da lui tenuto. Altrettanto fecero gli altri quattro ufficiali. Conducemmo le vittime sullo stesso posto e, con le stesse modalità vennero fucilate, un po’ più indietro delle prime cinque». Il macabro spettacolo dei cadaveri che, dopo le prime esecuzioni, si presentava alla vista delle vittime, quando queste entravano nella cava e s’inginocchiavano per essere fucilate, è raccontato sinteticamente da un soldato nazista, il quale fu presente all’esecuzione, ma non sparò perché non ebbe la forza. «Avrei dovuto sparare ma quando venne alzata la fiaccola e vidi i morti svenni… Rimasi inorridito a quello spettacolo. Un mio compagno mi diede un colpo e sparò per me».

Il completamento della lista delle vittime

Le vittime dei primi autocarri provenivano dal carcere di Via Tasso, le altre dal carcere di Regina Coeli. Ultimato il prelevamento di questi detenuti, il Ten. Tunath si rivolse al direttore del carcere per avere i cinquanta detenuti che erano stati messi a disposizione dalla polizia italiana e che, secondo precedenti accordi, dovevano essere consegnati dal Questore Caruso. Poiché ancora non era giunta la lista Tunath telefonò quindi al questore Caruso sollecitandolo, ma visto che il tempo trascorreva senza che giungesse tale lista, il tenente tedesco telefonò nuovamente in questura e parlando con il Commissario Alianello lo minacciò che «che se non si mandava subito l’elenco avrebbe preso il personale carcerario». Dopo un pò di tempo Tunath, stanco di aspettare, incominciò a prelevare dei detenuti in maniera indiscriminata. Verso l’imbrunire, arrivò il Commissario Alianello con la lista di cinquanta nomi datagli dal Questore Caruso e che consegnò al Direttore del carcere. Quest’ultimo provvise a depennare alcuni nomi e a sostituirli con quelli di quanti erano gia stati prelevati e portati alle fosse ardeatine. La strage terminò verso le sette di sera e subito dopo si fecero brillare delle mine, chiudendo in tal modo quella parte della cava nella quale erano ammucchiati i cadaveri.

Fonte: Militant

SEMPRE RESISTENZA!!!

MAI CON GLI SCHIFOSI FASCISTI !!!

CONTRO TUTTI I FASCISMI, VECCHI E NUOVI!!!

8 commenti:

Andrew ha detto...

ora e sempre resistenza!

Blogger ha detto...

Giusto per sapere, alla commemorazione c'era Alemanno con la sua simpatica croce celtica (vera, la porta al collo)?
Immagino.
Blogger

Antonella ha detto...

Eilà.. un blog di un comunista

NADIA ha detto...

hola e chi lo dimentica!!!
Ma lo sai che i miei figli a scuola non ne sapevano niente??? Azz gli ho dovuto fare lezione!!!
hasta siempre!!!!

Elsa ha detto...

sempre e comunque.
un saluto
Elsa

Aride ha detto...

@Blogger: meglio non commentare il sindaco Alemanno.

@Antonella: ebbene sì un blog di un comunista. Grazie per la visita e a presto.

@Nadia: purtroppo non mi stupisce che a scuola non se ne parli. Complimenti a te che hai tenuto una lezione di storia ai tuoi figli.

@Andrw e Elsa: RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE!!!

pierprandi ha detto...

Resistenza sempre!!! A presto vecchio mio

Dino ha detto...

Ma a scuola si studiano queste cose?Vergogna!!!!!!!
Un saluto